LA CERTOSA RACCONTA ... |
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Ed eccomi qualche settimana dopo tornare alla mia amica Certosa. Apprendo così che i certosini che abitarono il luogo fin dallanno della sua fondazione, 1349, dovettero abbandonarla in seguito alla soppressione dei monasteri decretata nel 1782 dallImperatore dAustria, Giuseppe II. Il quale Imperatore, che pure era figlio dellilluminata Maria Teresa, aveva dato luogo a una riforma pseudo illuminista detta giuseppinismo.
In realtà si trattava di una mescolanza anche di cretinerie che comprendevano la concessione di una limitata tolleranza religiosa per i non cattolici, lemancipazione degli ebrei, la soppressione degli ordini religiosi non impegnati nellinsegnamento e nellassistenza, il controllo dello Stato sulle nomine episcopali. Così, a seguito di una giuseppinata, la notte di Natale dello stesso anno la Certosa divenne Parrocchia del paese di Garegnano. Sì, daccordo, ma i certosini, quei certosini del 1782, dove andarono? Unirresistibile curiosità, che ledificio di per sé non aveva stimolato, fu improvvisamente risvegliata dallignoto destino di quei monaci. Cercai nei documenti, se non notizie, almeno indizi della sorte di qualcuno di loro. Ma non trovai nulla. Però cominciai a lavorare di fantasia. La Certosa si animò: immaginavo la loro giornata, le loro preghiere. Arrivai a dar loro un nome, un carattere, un volto. Poco alla volta perfezionai lo scenario dellultima sera, quella in cui il Priore, dovette trovare il coraggio di annunciare ai monaci lo sfratto. Mi parve di vederli la mattina dopo, pallidi; di sentire le loro parole, le voci arrochite, come accade quando si è stati in silenzio a lungo. Credetti di sentire così: «Ho paura». «Anchio». «Perché Dio ha permesso che...». «Taci, fratello, preghiamo!». Ma come era difficile pregare quel giorno. I cuori di tutti erano in subbuglio; occhi ed orecchie non riescono a dimenticare. Era accaduto tutto così in fretta. La sera prima, pur non essendo né domenica né giorno di festa, la cena era stata servita nel refettorio comune, invece che in cella. Il Priore aveva letto, scandendo le sillabe: «Limperatore dAustria, Giuseppe II, ha decretato la soppressione dei monasteri». Le parole erano rimbalzate a lungo nellaria; la verdura ghiacciava nelle ciotole; nei bicchieri il vino stagnava. Aggiunse: «Domani allalba lasceremo la Certosa». Nessuno infranse la regola del silenzio. Non cera comunque nulla da dire. Tutto era chiaro, troppo. Il giorno dopo la vita di ognuno sarebbe stata stravolta, la comunità sciolta, la Casa abbandonata. Lasciare la Certosa, già, ma per andare dove? In altri monasteri? Quali? La soppressione riguardava tutti i monasteri dellImpero. |
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